Altri “pensieri” oscillanti

pag2a_AVALBERTO VALESE:

“OSCILLANTI LUOGHI DELLA MENTE”

È un dono molto intimo, questo di Alberto Valese: le sue isole, “oscillanti luoghi della mente”, sono un piccolo sillabario mentale a cui avvicinarsi in silenzio, con precauzione.
Respirando quel che basta a creare un moto di vento e stupirsi della breve onda che si trasmette.
Non c’è nulla di più oscillante dei pensieri, nulla di più privato.
Alberto mette in scena un suo planetario molecolare della mente: abitato da creature, oggetti e paesaggi generati da frammenti di vita, ma anche da qualche privata ossessione che viene liberata, come a prendere aria.
In questa costellazione di micro mondi, l’autore assaggia in dosi omeopatiche il brivido sconveniente della creazione: onnipontente, ma forse meglio onnicapiente, raccoglie gli    episodi più emarginati per incastonarli in un (mal)fermo immagine.
La dimensione miniaturizzata costringe le mani a un lavoro paziente, a una concentrazione sedativa di gesti dove ogni dettaglio è accudito con pazienza millimetrica e con la capacità visionaria, involontariamente umoristica, di dare alla materia un destino imprevisto.
Alberto usa la carta per i piedestalli e le rocce nuvolose e leggere che sostengono i suoi teatri; bacchette di metallo per togliere peso e aggiungere movimento; feltri; briciole di componenti elettrici, spilli, fili da pesca, pietre piccolissime raccolte sulla spiaggia in un viaggio di primavera: pillole di mare.
Le figure umane vengono dalla modellistica, passione viva fin dall’infanzia.
La sapienza manuale è parte del mestiere di Alberto Valese, del suo amore sapiente per forme e colori, per il fare inesauribile delle mani.
Alte sui loro piedestalli, infilzate come corolle sugli steli di acciaio, le isole vivono e respirano della stessa fragilità che molti conosciamo. E diventano un talismano contro lo smarrimento: in questo infinitamente piccolo ci riconosciamo, ci fermiamo a fantasticare, come bambini soffiamo su quei paesaggi che ci aspettano ma che non ci lasciano mai entrare del tutto.
Perchè noi, che li guardiamo, siamo il loro orizzonte.

Cecilia Gualazzini

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